Arte Contemporanea e-Galleria

Blog L'arte contemporanea

Artebay galleria d'arte contemporanea è allo stesso tempo un centro culturale dinamico e il cuore di una rete internazionale di gallerie.
I visitatori possono sperimentare mostre di arte moderna e contemporanea, articoli di artisti e critici e acquistare oggetti d'arte.

Carlo Boldrin

Nato a Ceregnano in novembre 1952.
Ha iniziato ad applicare lo stesso per la fotografia artistica in 1969 a Milano presso il Master G. M. Studio fotografico di sandre; tempo dopo ha sviluppato la sua carriera di fotografo di ricerca artistica impresa pubblicità professionale.
Molti artisti di fama mondiale contemporanea come: John Cage, Joseph Beuys, Nam June Paik, Giuseppe Chiari, Geoffrey Hendricks, Takako Saito, Joe Jones, Charlotte Moorman, Hermann Nitsch, Heinz Cibulka, Otto Muehl, Marina Abramovic, Urs Luthi, Giuseppe Desiato, Toby Cole, Thierry Parmentier Fabian Alejandro Hojman e Marcel Marceau, erano soggetti delle sue fotografie.
Nelle sue fotografie si ripresentano corpi collocati su piattaforme o piedistalli, “fisso” come sculture in pose innaturali statiche ed espressive.

Pablo Gazal

Nato a Buenos Aires nel 1969. Laureato presso la scuola d'arte Prilidiano Pueyrredón in quella città. Ho sviluppato una vernice che si autodefinisce “simbolismo astratto”, che è una questione metafisica dell'esistenza umana. Ho esposto e venduto i suoi lavori in tutto il mondo.

Manfredo Massironi

“Parlare e pensare a Massironi equivale a ripercorrere la storia dell’arte della ricerca percettiva dell’ultimo mezzo secolo. Il clima artistico alla fine degli anni Cinquanta era caratterizzato in generale da un’atmosfera informale, un’arte a mio avviso facile, che tutti potevano fare, al punto che la degenerazione portò a far eseguire quadri anche da galline e scimmiette con risultati non dissimili da quelli degli artisti.

Tuttavia, qualcuno si sottraeva a questa atmosfera imperante cercando di percorrere strade inedite appartenenti al mondo del fare mentale. Giovani che operavano in luoghi distanti tra loro e provenienti da condizioni, background ed esperienze formative assai diverse, spesso non sapendo dell’esistenza l’uno dell’altro, anche perché nessuno storico o critico aveva teorizzato ciò che stava accadendo.

Ma quando le più svariate circostanze li portavano a incontrarsi, subito si riconoscevano come soggetti di uno stesso modo di sentire, più orientati verso il design e l’architettura, la sociologia e la psicologia rispetto alle tendenze artistiche individuali. Una germinazione spontanea che si sarebbe coagulata attorno ad Almir Mavignier per dare inizio alle “Nuove Tendenze”. E Manfredo Massironi era tra questi giovani.” (Getulio Alviani, in Flash Art n. 274, Febbraio-Marzo 2009)

Visita la galleria di Manfredo Massironi

Irene Kowaliska

“Di fronte ai lavori di Irene Kowaliska si rimane senza parola, letteralmente in silenzio. Il bianco che avvolge le sue piccole figure coglie il silenzio di Dio. “A te solo il silenzio è lode adeguata, o Signore, o Irene”, si può dire.
Ciò sottolinea in noi la convinzione che per Vietri, tra le due guerre, è passata una sola artista assoluta, un solo poeta, Irene Kowaliska.

Tutti gli altri “tedeschiesi” son bravi, son belli, son utili, ma I.K. è un’altra cosa, è un’altra “casa” Madre. Ha in sé il senso della morte (dell’arte). E della vita estesa.
I.K. lavora per sottrazione, sul minimo assoluto. Ella stessa sembra nutrirsi del niente, di niente, non cedere al minimo desiderio. Una vita, la sua, in comunione colle sue figure, fatta di poco, di astinenza, d’espiazione.” (Eduardo Alamaro, da Ceramiche paesane vietresi, 2005)

Visita la galleria di Irene Kowaliska

Flavio Costantini

“Stregato dalla storia dell’anarchia, della quale dal 1962 raccoglie tutti i possibili documenti per ricostruirne graficamente le vicende, Flavio Costantini, attraverso il rigore delle sue tempere che modulano il colore a tinte piatte, il contrasto del caratteristico contorno nodoso, filtro-aureola all’interno del quale si materializzano le figure di quei suoi anarchici, così strettamente imparentati agli oppressi raccontati da Kathe Kollwitz o da Ben Shahn, e con il sapiente apporto di evocativi elementi di collage, ne restituisce fatti e umori con la passione del gesto di Passanante o di Ravachol.

Come un ragno paziente egli ricama le strutture metalliche belle époque, tesse i lividi orditi delle periferie inizio secolo, delinea, pietra per pietra, la rete del selciato dei quartieri anonimi, implacabili ragnatele nelle quali catturare e fissare per sempre il gesto anarchico.

La funzionalità gelida e geometrica del disegno della facciata di un edificio o delle piastrelle di un pavimento di una palestra scolastica, la suggestione dei suoi reperti: vecchie etichette, manifesti e testate d’epoca, e la puntualità delle sue citazioni, dalla ringhiera di ballatoio all’edicola di giornali, dall’addobbo di sala per conferenze a quello del caffè Liberty, tutto concorre a delineare meticolosamente la realtà evocata con la minuzia ossessiva e spiazzante dei sogni, dove l’insistere di un particolare dilata e ribalta la prospettiva.” (Paola Palottino, da L’Eternauta, 1982)

Visita la galleria di Flavio Costantini

Alberto Biasi

“La figura artistica di Alberto Biasi è una delle più coerenti e autorevoli nel campo di quella che in Italia è stata definita arte programmata, e altrove optical art, o che viene anche qualificata sotto il termine di cinetica.

Il lavoro di Biasi appartiene alla grande stagione della Modernità e delle neoavanguardie, ed è coevo – se non addirittura antecedente – alle esperienze gestaltiche europee, soprattutto francesi e tedesche, mentre è certamente in anticipo sulla cosiddetta Op Art americana.

La volontà iniziale di operare in gruppo, il desiderio di rendere misurabile la percezione, l’anelito a fare dell’opera d’arte un sistema percettivo universale aggiungono alla sua opera – e a poche altre di quegli anni – una valenza utopica che la rende ancor più emblematica di un mondo di valori legati alla costruzione di un modello di percezione del mondo, di cui la percezione gestaltica era una sorta di metafora, una prova linguisticamente settoriale di come avrebbe potuto e dovuto essere il nuovo orizzonte artistico e umano.” (Marco Meneguzzo, da Art a part of cult(ure), remove background noise, 5 maggio 2011)

Visita la galleria di Alberto Biasi

Giuseppe Guerreschi

Molti sono gli scritti su Giuseppe Guerreschi, la bibliografia di questo pittore milanese è amplissima. Io desidero ricordarlo negli intensi momenti che condividevamo anche con mio marito, quando ci veniva a trovare e ci illustrava le sue stupefacenti acqueforti, partendo dai primi anni sessanta , fino alla sua morte avvenuta prematuramente a soli cinquantasei anni a Nizza.

Sfogliare i pacchi di grafica , percependo sotto i nostri polpastrelli la forza del bulino, l’incisione sofferta nel descrivere la drammaticità dei contenuti, diventava un rito al quale si univano le più profonde considerazioni sulla guerra, sul suo” periodo giudaico”,sulla figura femminile devastata ed offesa . Tutto è drammatico nel suo realismo assoluto, dove non c’è mai posto per il gratuito, per l’indifferenza.La sua mano nel disegno è incisiva, il segno deciso e d’una qualità straordinaria.

L’uso delle matite colorate incredibilmente equilibrato e determinante. Alcuni dipinti grandi, violenti, descrittivi ed emozionanti che raccontano la guerra in Grecia ,mi hanno accompagnato per tanti anni creandomi sempre un’emozione intensa e mai dolore, anche se i rossi sanguigni e le macerie erano “veri” come nella realtà.La sofferenza di Guerreschi riempiva tutto il suo essere, dalla sua grande statura alle sue mani gigantesche ,che ricordo sempre quando prendevano le mie nel congedarsi.

Visita la galleria di Giuseppe Guerreschi

Emma Bonazzi

“L’attività della Bonazzi si inserisce nel contesto di quel finale klimtiano del Liberty italiano che aveva attratto artisti di così diversa formazione e attitudine quali Casorati, Chini, Zecchin, Alberto Martin (…).

Il contatto con la cultura francese della Bonazzi coinvolge attinenze con quegli artisti italiani che per viaggi o per elezione di domicilio erano approdati sulle rive della Senna, da Umberto Brunelleschi in primis, a Lorenzi, allo stesso Alberto Martini, per citare solo alcuni fra i tanti coinvolti in quel tipo di pittura grafico-decorativa e illustrativa dell’Art Decò. Si tratta di quella parte dell’arte che deve mantenere, in sede di valutazione storica e critica, un ruolo di primo piano nella determinazione del costume e delle tendenze figurative coinvolgenti in maniera diretta la sfera dell’umano, dalla moda allo spettacolo”. (Antonio Storelli, in “Atti e memorie della Accademia Clementina di Bologna”, 1974).

Visita la galleria di Emma Bonazzi

Leonardo Cremonini

Pittore bolognese trasferitosi negli anni cinquanta a Parigi dove muore nel 2010. Era un uomo estremamente interessante e le sue conversazioni davanti ad un bicchiere di buon vino ed un piatto di buon cibo, erano particolarmente vivaci.

Amico e frequentatore dei più importanti artisti milanesi della nuova figurazione. Pittore a tutti gli effetti. Negli anni cinquanta sono molti i suoi dipinti in cui sono raffigurati in modo molto cruento animali al macello, sangue e carni macilente. Con una straordinaria tecnica pittorica ,riesce a creare spazi di intensità ambientale ed emotiva che vanno dagli interni domestici più ambigui alle spiagge assolate della Romagna o dell’isola di Panarea.

La presenza di bimbi che corrono, che giocano a moscacieca, che inquieti appaiono o si nascondono, è molto frequente nei suoi quadri, come lo sfuggire di immagini femminili.

Visita la galleria di Leonardo Cremonini

Arturo Bonfanti

Artista bergamasco di rara qualità umana oltre alla grande purezza del suo lavoro. Curioso e desideroso sempre di spaziare tra il design, il teatro, la pittura, la scultura. La sua riservatezza e la sua modestia nel porgersi è una delle cose più belle che potrò mai ricordare della mia lunga esperienza a contatto con gli artisti.

La sua pittura che mi accompagna quotidianamente, riesce sempre a farmi sentire la sua presenza anche fisica. Mi pare di sentirlo “raccontare “ i suoi dipinti raffinati, in equilibrio e tensione estrema. I suoi disegni perfetti, in cui le linee di matita vibrano e creano le sue forme a volte aspre a volte sinuose. I colori trasparenti sul pavatex. Gli oli sulla tela sempre compatti ed in armonia con gli spazi.

English中文(简体)DanskNederlandsFrançaisDeutschעבריתItaliano日本語NorskРусскийEspañolSvenskaTürkçe